Coraggio, Viola!

Non sarebbe corretto, così prematuramente, sentenziare che la cura-Rossi non sta producendo i frutti sperati, i risultati attesi. Non si può addossare a Delio, dopo sole due settimane di lavoro, la responsabilità di non essere riuscito a rianimare una formazione calcisticamente morta ormai da tempo. Inoltre, sarebbe davvero ingeneroso arrivare a concludere che Mihajlovic ha fatto tali disastri da riuscire ad incidere negativamente anche una volta che è stato esonerato. La verità è da tutta un’altra parte. La Fiorentina, intesa come squadra, viene da quasi due anni di niente, è composta da giocatori modesti che Prandelli era riuscito talvolta a travestire da campioni, non ha il fuoco sacro della vittoria dentro e partorisce prestazioni come quella di Palermo, partite completamente prive di senso, dove la Viola pur non sfigurando eccessivamente, esce regolarmente sconfitta. Sconfitta con qualche alibi, tipo il clamoroso rigore non visto dall’arbitro Russo. Per la Fiorentina è il massimo, per i giocatori il top: poter scaricare su qualcuno o su qualcosa la responsabilità delle loro orribili performances in campo conserva il quieto vivere. Almeno fino a quando – speriamo presto – Andrea o Diego Della Valle non esploderanno congelando senza scadenza gli stipendi. Largamente immeritati per tutti o quasi.

Solo 10 gol in 12 partire: mai così male nella storia gigliata
Questa squadra ha in sé il gene della sconfitta, in un certo senso si attira le disgrazie sportive. Ci sono troppi elementi che vorrebbero essere altrove, che non ci sono con la testa, che hanno definitivamente perso le motivazioni di indossare la maglia viola e d’inerzia si consegnano a sconfitte tanto prevedibili, quanto inevitabili.
Dovrà fare un lavoro immenso, Delio Rossi, per provare a far rinascere la Fiorentina. Dovrà recuperare Gilardino, che a Palermo si è letteralmente fatto divorare da Silvestre, dovrà riconquistare Vargas, così svagato da risultare quasi sempre un corpo totalmente estraneo alla squadra. Impressionante vedere come il peruviano si sia lasciato andare. Prima mangiava l’erba, ora dopo uno scatto di dieci metri ansima spaventosamente.
Delio dovrà capire in fretta come risolvere il problema dell’attacco, che è gravissimo e lacerante. Nelle ultime tre partite, tanto per citare un dato, la Fiorentina è riuscita a segnare un solo gol, con Lazzari, nella vittoria contro il Genoa. Siamo alla disperazione più totale. In sei trasferte (due pareggi e quattro legnate) la squadra viola è riuscita a segnare soltanto un gol, inutile, di Jovetic a Torino, stabilendo il nuovo record negativo della propria storia. La povertà di soluzioni offensive di questa squadra è avvilente. La prima missione di Rossi sarà appunto quella di rigenerare l’attacco. E battere i pugni sul tavolo per riuscire a disporre, da gennaio, di un parco attaccanti in linea con le aspettative della città e della società.

Un Gila spuntato ma senza alternative
Visto che veniamo dagli schiaffi di Palermo, proviamo a paragonare i due reparti offensivi per vedere il quadro che emerge: domenica scorsa Mangia, considerata l’indisponibilità di Hernandez, ha scelto di partire con Miccoli. Il Romario del Salento, dopo averci castigato, come spesso gli capita, si è infortunato. A quel punto il tecnico del Palermo aveva ancora due soluzioni, ancora due scelte discrezionali: poteva puntare su Pinilla (terzo attaccante puro in gerarchia) e Varela, un giovanotto interessante. Ha fatto entrare Varela e come quarto cambio in attacco ha inserito appunto Pinilla. Un ventaglio di soluzioni da far arrossire il povero Rossi. Infatti, Delio, che cosa avrebbe potuto fare? Come avrebbe potuto cambiare la partita senza attaccanti? Ha tolto Gilardino e inserito Silva, l’unico sostituto a disposizione. Un giocatore purtroppo impresentabile. Sicuramente sarà un bomber, nessuno lo mette in dubbio, ma al momento, oltre a non aver ancora timbrato il cartellino, sembra proprio non riuscire a capire il nostro calcio.
In conclusione, la domanda è: considerato il mortificante letargo di Gilardino, ormai lungo praticamente due anni, quando deciderà la Fiorentina di dotarsi di un parco attaccanti all’altezza? Che cosa ne sarà di Santiago Silva, accolto trionfalmente dal pubblico viola, ma incapace di incidere dopo tre mesi di rodaggio? Sarà destinato anche lui ad entrare nella lista del “semestre viola”, quella che ricomprende tutti i calciatori in transito a Firenze per una sola finestra di mercato? Come ricostruirà l’attacco la Fiorentina, con o senza Gilardino?

Gol su punizione: un tabù da sfatare
Ci sono, poi, in questa prima Fiorentina di Delio Rossi alcune evidenti incongruenze che rendono particolarmente debole le sue prime scelte sul modulo. Lazzari è sicuramente un giocatore di buona volontà e di discreti piedi, ma non si può immaginare che possa ricoprire il ruolo di trequartista in una squadra come la Fiorentina. Non lo regge, è impossibile, in quel ruolo è di una categoria inferiore. Può fare benissimo il faticatore a centrocampo, ma onestamente il trequartista ha bisogno di un altro passo, di un’altra fantasia, di tutte altre caratteristiche.
E’ anche in quel ruolo che la Fiorentina deve pensare ad un innesto a gennaio. Se Rossi, come è giusto, considera Jovetic un attaccante, una seconda punta, in rosa serve un trequartista che dia mano al centrocampo. Un tipo alla Ilicic che, oltre ad attaccare, torna e recupera palloni. E batte anche le punizioni, come abbiamo visto, altra nota dolente. Dopo la breve ed intensa parentesi-D’Agostino, la Fiorentina è tornata ad essere afflitta dall’atavico male: è una delle poche squadre in serie A che non può segnare su calcio di punizione, perché non ha un tiratore. A volte sembra quasi che i calciatori sfruttino le occasioni che capitano in partita per allenarsi sui calci da fermo. Ne escono fuori schemi improvvisati e conclusioni inguardabili, di nessuna pericolosità. Se pensiamo che ci troviamo ai livelli del professionismo, la lacuna è veramente imbarazzante.

Rivoluzione in panchina, rivoluzione in campo
Il mercato di gennaio, al quale la Fiorentina è nuovamente chiamata partecipare attivamente, dovrà tuttavia servire a cancellare per sempre un grande equivoco che sta segnando, in negativo, il cammino della squadra. La società ha il dovere di guardare negli occhi gli scontenti, tutti coloro (e ce ne sono tanti) che non si sentono più la maglia viola addosso, e con loro fare una serena valutazione.
I giovani, citiamo ad esempio Ljajic, ma anche Babacar, potranno così essere ceduti in prestito a fare esperienza. Sottolineiamo, ceduti in prestito, altrimenti si rischiano danni incalcolabili come il regalo di Pazzini alla Sampdoria.
I presunti “campioni” invece saranno aiutati a trovarsi una nuova destinazione. Trattenere a forza giocatori come Gilardino, Vargas e Montolivo è stato talmente controproducente da contagiare completamente l’ambiente di apatia e negatività. Il loro addio alla maglia viola sembra davvero non più differibile.
Anche perché, ragionando con obiettività, è molto probabile che anche questa stagione sia ormai persa. La zona retrocessione è alle porte, sta per inglobare nuovamente la Fiorentina, precipitata pericolosamente al quint’ultimo posto. Il rischio di cannare ancora una volta – la terza consecutiva – un piazzamento europeo aleggia in maniera piuttosto tangibile. Forse, visto che rivoluzione vera è stata in panchina, sarebbe il caso di pensare anche alla squadra, che ha bisogno davvero di una rinfrescata, di nuove forze e di puro entusiasmo.

Battere i giallorossi, oggi!
Oggi la Roma. Il progetto Luis Enrique stenta evidentemente a decollare, lo spogliatoio, almeno a leggere i giornali, sembra una polveriera. L’ultimo gravissimo episodio di Osvaldo ne è testimonianza. Pesano, enormemente, i grandi investimenti compiuti in estate, che al momento non sembrano garantire uno standard di alta classifica. Lì hanno cambiato il presidente, il direttore generale, il direttore sportivo, l’allenatore e molti giocatori. L’unica cosa immutata sono rimasti i risultati, nettamente al di sotto delle aspettative. Pensando alla Roma però, la Fiorentina non può trincerarsi dietro al detto “mal comune, mezzo gaudio”. In campo calcistico non attecchisce. Coraggio, Viola!

Cristiano Puccetti