Maledizione viola

Una nuova violentissima maledizione si è abbattuta sulla Fiorentina e in un battibaleno ha spazzato via serenità, entusiasmo e sogni che la città si è ‘meritata’ per una sola settimana. E’ sembrato un anno, dite la verità: dal Bologna all’Udinese è parso un lasso di tempo lunghissimo perché alle belle settimane non eravamo più abituati.

Poi la sfortuna, gli infortuni, gli arbitri si sono nuovamente accaniti contro i colori viola. Perdere ad Udine alla fine è stato il male minore, seppure dopo una prestazione da analizzare a fondo. Soprattutto per evitare di ripeterla stasera contro il Parma che, seppur privo di Giovinco, rappresenta sempre un avversario molto temibile perché guidato da un tecnico preparato ed esperto come Colomba.

Con l’Udinese un arbitraggio da dimenticare
E’ successo davvero di tutto ad Udine. La partita è stata decisa dopo pochi minuti da un incredibile errore arbitrale. Chi vuole escludere la malafede deve necessariamente tirare in ballo l’ignoranza del regolamento. La decisione di Romeo è stata veramente allucinante: il fallo di Gamberini era platealmente involontario, l’assegnazione del calcio di rigore una decisione strampalata, l’ammonizione addirittura un accanimento inutile e sadico.

A partita orientata è stato un gioco da ragazzi evitare che si ribaltasse la situazione. E in questo, una grossa mano l’ha data anche la Fiorentina. Pure lo scorso anno, alla seconda di campionato (per la verità questa sarebbe stata la terza), si registrò una svista clamorosa, l’annullamento di un gol a Kroldrup, che seguì a ruota la convalida di una rete inesistente ‘siglata’, si fa per dire, da Cavani. Ricordate?

Se per alcune squadre è decisa o gradita una partenza ad handicap, sarebbe preferibile saperlo in anticipo. Si può sempre prendere esempio dall’ippica e far iniziare alcune formazioni, quelle più antipatiche o pericolose (tra queste scegliete di quale categoria fa parte la Fiorentina), con un meno davanti. -2, -5, -10, e via andare…

Forse, ma non è detto, si eviterebbero direzioni arbitrali come quella di Romeo che, sempre considerando la presunta ignoranza del regolamento, a quel punto avrebbe due chance: o smettere di arbitrare o ripassare molto bene le lezioni prima di tornare in campo.

Forza Alberto!
Nella domenica disgraziata, anticipata dalla nuova violenta esplosione del caso Montolivo – di cui parleremo più avanti – non poteva mancare un infortunio pesante. Questa volta è capitato ad Alberto Gilardino. Gli è stata fatale la generosità e la malasorte: ha inseguito un pallone credendo sempre nella possibilità, con un gol, di riaprire la partita. Ma un po’ il terreno, un po’ Handanovic, ovviamente senza volontà, hanno costretto il suo ginocchio a compiere una torsione innaturale. Nel momento in cui scriviamo è ancora difficile ipotizzare con certezza i tempi di recupero, ma, indipendentemente dall’entità, Gilardino deve sapere di avere l’affetto di una città intera e di tutti i tifosi viola. Al di là delle querelle contrattuali, ultimamente per la verità troppo frequenti, Firenze ama i propri calciatori e sa star loro vicina nei momenti brutti della carriera. Coraggio, Alberto!

Montolivo: umiliati dall’ex capitano
A proposito di contratti, a rendere ancora più fosco il quadro globale della situazione, ad interrompere ancor prima dell’Udinese il  clima di ritrovata armonia nell’ambiente viola è stata nuovamente la bomba Montolivo, che è deflagrata proprio alla vigilia della sfida contro i bianconeri. Una autentica iattura, poi seguita da altre disgrazie, come abbiamo visto.

Molto si può dire sull’ormai annoso caso-Montolivo. Noi ci limitiamo ad osservare la vicenda dall’esterno e a trarre alcune amare considerazioni. Che cosa poteva fare di più la Fiorentina? Dal punto di vista dell’offerta economica assolutamente niente: ha proposto a Montolivo il contratto migliore possibile in base ai propri parametri. Due milioni netti per cinque anni più i premi collegati eventualmente al  buon rendimento del calciatore e ai risultati raggiunti dalla squadra. Dunque, sotto questo punto di vista, il comportamento della società è stato inappuntabile. Anzi è frustrante, umiliante e anche un po’ venale il rifiuto reiterato, netto di Montolivo, che soltanto un anno e mezzo fa aveva accettato la fascia di capitano e, implicitamente, di rappresentare una squadra molto amata e di grande tradizione come la Fiorentina.

Da ‘novella dello stento’ a farsa
Se pensava che il proprio futuro si fosse realizzato altrove, avrebbe potuto tranquillamente tirarsi fuori dall’elezione. Non lo ha fatto ed ha sbagliato. La Fiorentina ha invece cannato completamente la gestione dei tempi. Con buon anticipo la società aveva proposto il rinnovo contrattuale al calciatore e sembrava che la trattativa fosse ben impostata. Allora – e non adesso che i buoi sono scappati – i dirigenti viola avrebbero dovuto mettere fretta al calciatore e ai suoi procuratori. Nella primavera del 2010, mentre stava partendo la rifondazione e Montolivo era il perno di questo progetto, la Fiorentina avrebbe dovuto porre l’aut-aut. A quell’epoca eravamo a due anni dalla scadenza del contratto: proposta di rinnovo al calciatore e tempo due settimane, massimo un mese, per accettare.

A quel punto si potevano aprire scenari diversi: Montolivo nel frattempo veniva da un buon Mondiale con la disastrosa Nazionale di Lippi, aveva mercato e poteva essere ceduto. In caso contrario, al prospettarsi di due anni di tribuna, il calciatore, che peraltro in quel momento era in attesa dell’operazione alla caviglia, avrebbe seriamente riflettuto sul ‘da farsi’.

Il passaggio al Milan: un delitto perfetto!
Adesso invece è tutto molto chiaro. C’è una squadra, probabilmente il Milan, che ha un impegno scritto ad acquistare a parametro zero il calciatore e ad inserire nel suo stipendio il costo del cartellino, di cui il calciatore dal primo febbraio è proprietario unico. Così la squadra che tessererà Montolivo potrà ingaggiare un buon giocatore gratis, così Montolivo potrà vedersi riconosciuto uno stipendio che altrimenti non avrebbe mai strappato, così ai suoi procuratori arriverà una provvigione stratosferica per questo che potremmo definire, senza offesa, delitto perfetto. E’ tutto molto logico e molto normale. Soprattutto quando in un affare non c’è la ragion del cuore, ma solo quella dei soldi.

Che cosa può fare adesso la Fiorentina? Può assumere due atteggiamenti, letteralmente antitetici. Può far finta di niente, lasciar decidere a Mihajlovic se impiegare o meno Montolivo – e c’è da scommetterci che a mani libere per l’allenatore sarà un titolare inamovibile di questa Fiorentina – oppure può adottare la linea dura, tenere in rosa il calciatore, convocarlo ad ogni partita e spedirlo regolarmente in tribuna. Sarebbe una vendetta molto crudele che costerebbe al calciatore l’Europeo ed un pesantissimo anno di stop di una carriera nel pieno del suo svolgimento. Sarebbe tuttavia da comprendere, in questo caso, l’amarezza di una società che ha investito tanti anni di lavoro su un calciatore ricavandone alla fine un pugno di mosche.

Stasera subito a quota sei, domani si vedrà…
Difficile esprimersi su questa vicenda. Da una parte, impiegando Montolivo, si dovrebbe lasciare invariato l’interessante potenziale della squadra, dall’altra la società darebbe un segnale di forza straordinaria per eventuali altre insubordinazioni o palesi prese di giro come avvenuto nel caso dell’ex capitano della Fiorentina. La gestazione della sua decisione dinanzi al contratto, conclusasi poi con un incredibile rifiuto, stabilisce davvero un piccolo record della storia: raramente un calciatore ha avuto a disposizione un anno e mezzo per pensare se rinnovare o meno un accordo con la sua società. A breve ne sapremo di più, intanto per provare a ricostruire un minimo di allegria e prospettive intorno alla Fiorentina è assolutamente necessario battere il Parma e raggiungere quota 6 in classifica. Domani poi, sarà un altro giorno.