Andrea Mingardi, Bologna Rossoblues

E’ difficile inquadrare la carriera di Andrea Mingardi: un po’ rock, un po’ blues, ora cantautore “serio”, ora “alfiere” del nonsense. Settant’anni, bolognese di nascita e di fede calcistica, Mingardi diventa noto al pubblico alla fine degli anni Settanta: “La mia carriera musicale – racconta – è iniziata con ‘Datemi della musica’, un brano rock blues inciso anche dalla grande Mina. Poi ci sono state anche canzoni divertenti e se vogliamo demenziali come ‘Un Boa nella canoa’, perché mi diverto anche a spaziare nell’arco musicale”. Nel 1992 arriva il debutto al Festival di Sanremo in coppia con Alessandro Bono, morto di AIDS due anni dopo: “Ricordo con grande emozione il duetto con Alessandro Bono, sono stato 10 anni senza parlare a quanti mi chiedevano pruriginosi dettagli sulla scomparsa di un giovane che ha fatto un errore e gli è costato caro, ma è rimasta quella canzone ‘Con un amico vicino’ a sancire la nostra amicizia ed anche la bravura di un grande cantante”.

Oltre che cantante, Mingardi è anche scrittore: “Un biglietto per l’aldilà” è il suo ultimo legal thriller. “In questo particolare momento – precisa, però – mi dedico alla registrazione di un disco e credo proprio che sarà il più forte che abbia mai pensato. Ci troveremo il blues, il rock’n'roll, la trasgressione e l’ironia. Dario Fo ha detto recentemente che se uno è giovane non può non essere trasgressivo e rivoluzionario, essendo io giovane non potevo esimermi dal metterci dentro certe cose. Nella mia carriera lunga e fortunata mi sono sempre tenuto borderline, senza seguire le mode: mi piace molto scrivere, occuparmi di cinema, mi piace fare tante cose. Alcuni mi dicono che sono un artista a 360 gradi – sorride - io dico sempre meglio a 360 che.. a 90 gradi!“.

Al Franchi il Bologna trova una Fiorentina senza obiettivi, a differenza di una compagine rossoblù in piena lotta salvezza. “Vi stupirò – dice –  tifoso è una parola grossa, ma io sono un ammiratore del progetto Fiorentina, anche se ora state attraversando un momento che può capitare ogni 4 o 5 anni, quello del rinnovamento, del tetto degli stipendi da rivedere con alcuni giocatori come Montolivo che trattano la permanenza. Occorre valutare bene se svenarsi o rifondare. Avete poi un grande allenatore, ho avuto modo anche di dissentire sul suo licenziamento dal Bologna, ha idee chiare che riesce a  trasmettere con forza. Noi invece siamo riusciti a complicarci la vita, solo la rete del Genoa contro la Samp all’ultimo secondo ci ha dato un po’ di ossigeno altrimenti eravamo già con il defibrillatore attaccato”.


Col Parma è arrivato un punto importantissimo in ottica salvezza: “E’ stata una partita stranissima -  dice – data come un pareggio annunciato, che ha visto due traverse per parte e la nostra squadra sulle ginocchia. Dobbiamo ancora recuperare la mentalità. Abbiamo avuto problemi societari con il rischio fallimento, l’avvicendamento alla presidenza, il rapporto deteriorato con Malesani verso l’autolicenziamento, siamo senza una politica programmatica e in balia dei venti. Arriviamo a Firenze con la speranza di fare una buona partita, anche perché l’ultima ce l’abbiamo in casa con il Bari e non dovrebbe essere troppo complicata. Per domenica mi auguro un pareggio, magari 12 a 12, sarebbe divertente per i tifosi. Se vediamo le forze tecniche e fisiche non dovrebbe esserci partita, ma se è vero che contano di più le motivazioni, può darsi che un pareggiaccio riusciamo a strapparlo.. me lo auguro”.

Antonio Lenoci e Francesco Nidiaci

Redazione di Radio Rosa