Beppe Carletti, una bandiera della musica italiana

In cinque decenni di carriera, Beppe Carletti ha davvero fatto la storia della musica italiana. Sessantacinque anni, emiliano di nascita, juventino, Carletti è stato il fondatore, insieme ad Augusto Daolio, dei Nomadi, la band di cui è il tastierista e il leader indiscusso. La loro è una storia di successi che parte da lontano, dalle prime canzoni, che nonostante il passare del tempo, rimangono ancora oggi si straordinaria attualità. “Sono canzoni che non hanno un linguaggio modaiolo, parlano delle nostre storie – spiega – ‘Dio è morto’, scritta nel 1967, è un manifesto ancora attualissimo, oggi più di ieri. Dietro le canzoni ci sono le persone, cioè noi, e noi siamo coerenti, non è che cantiamo una cosa e poi pensiamo l’opposto”.

I vostri concerti sono ritrovi ormai per intere famiglie, più generazioni in un solo coro.
“In effetti chi ha occasione di assistere ad un concerto si accorge che ci sono famiglie intere, vuol dire che c’è serietà e che si possono portare anche i bambini. I nostri sono brani di speranza che fanno pensare e che possono far sognare. Coerenza ed umiltà sono la bandiera dei Nomadi”.

In questi anni, per varie vicissitudini, anche tragiche, vi siete messi in gioco cambiando formazione.
“Danilo Sacco, successore del compianto Augusto Daolio è entrato fin da subito nel cuore dei fans. Il cantante di un gruppo gode indiscutibilmente di maggior visibilità, è però un sesto del gruppo, come in una squadra di calcio, è il centravanti che fa gol, ma se gli altri non difendono e portano su palla, il centravanti non serve a niente”.

Le vostre “coppe europee” le avete vinte…
“Si, però noi ci accontentiamo della nostra classifica.. e di non andare in Serie B. Abbiamo fatto sempre dei buoni campionati senza mai rischiare di retrocedere. Della formazione storica son rimasto solo io, cambiano i giocatori, ma la fede che il tifoso ha, rimane sempre la stessa ed è quello che succede ai Nomadi. In quasi mezzo secolo di Nomadi son passate 19 persone, io sono la ventesima e la gente ancora ci segue. E’ l’amore che provano nei nostri confronti, forse perché non li abbiamo mai traditi”.

Ti sei mai sentito allenatore dei Nomadi?
“Sì sì, ma allenatore in campo”.

Oggi è il giorno di Fiorentina-Juventus. Come vivrai questa partita?
“Spero che vinca il migliore, deve vincere chi gioca meglio. Se gioca meglio la Fiorentina è giusto che vinca la squadra viola, se gioca meglio la Juve, deve vincere la Juve. Poi alcune volte non succede così, per una serie di cose, guardate la sfortuna, ad esempio. Io sono juventino, ma sono uno di quei tifosi che quando la squadra gioca male non mi vergogno ad ammetterlo. Se la Fiorentina avesse avuto a disposizione Jovetic sicuramente avrebbe fatto un prestigioso campionato, la Juventus invece, sinceramente, mi ha un po’ deluso. Ricordo che Capello non voleva che si allenassero a Vinovo perché diceva che c’era un qualcosa che non faceva bene al fisico dei giocatori, e devo dargli ragione, non ho mai visto tanti infortuni come quest’anno. O sono così sfigati da farsi male anche senza giocare, oppure c’è qualcosa nella preparazione che non quadra. Non è nemmeno colpa degli allenatori e neppure del fatto che giocano tanto, o son tutti rotti in partenza o c’è davvero qualcosa che non va”.

Hai vissuto le sfide contro il Torino, anche Fiorentina Juventus è paragonabile ad un derby?
“Battere la Juve è sempre un orgoglio, puoi fare un campionato mediocre, ma puoi vantarti di aver battuto la Juve. Il Torino, quando vinceva il Derby, faceva festa per sei mesi, poi poteva anche andare in B, ma era già contento. Come la Juve di adesso
si è vantata di aver battuto l’Inter e poi non ha più vinto. La Fiorentina è una squadra che merita rispetto perché giocarci contro non è una partitella, anzi”.

La tifoseria in cinquant’anni com’è cambiata?
“Cinque anni fa son tornato allo stadio dopo essere stato venti anni senza metterci piede. Avevo smesso perché non mi piaceva l’atmosfera. Andavo con mio figlio e c’era il rischio che ti trovassi in mezzo a una situazione spiacevole, l’ho ritenuto un luogo non consono per far crescere un ragazzo. Da quello che si sente e si legge sui giornali non è che sia cambiato molto, purtroppo”.

Per i Nomadi ci sono progetti a breve scadenza? “Usciremo con un disco nuovissimo a giugno, è un’anteprima che vi regalo perché ci stiamo lavorando proprio in questi giorni”.

Forza Nomadi, allora!
“Certo, Forza Nomadi, forza Juve e anche.. forza Fiorentina!”.

Antonio Lenoci e Francesco Nidiaci

Redazione di Radio Rosa