Vergogna

Lo scorso 12 dicembre si sarebbe dovuta disputare la partita Lucchese-Fiorentina, per il campionato regionale Giovanissimi B (classe 1998). Poco prima del fischio d’inizio, un malore si porta via il padre di uno dei ragazzini della Lucchese. I ragazzi non se la sentono di scendere in campo e le due società, di comune accordo, decidono di non giocare l’incontro e informano l’arbitro. Il giudice sportivo, applicando alla lettera il regolamento che impone alle squadre di portare a termine le competizioni alle quale sono iscritte, infligge in primo grado il 3-0 a tavolino ad entrambe le squadre, 1 punto di penalizzazione in classifica e un’ammenda di 103 euro. Una decisione incredibile contro la quale Fiorentina e Lucchese hanno subito presentato ricorso, facendo giustamente notare come, trattandosi di bambini di 12 anni, lo spirito educativo e ricreativo deve prevalere su quello sportivo ed agonistico. Giovedì 10 febbraio la Commissione Disciplinare, “implacabile”, ha confermato le sanzioni.

Per la cronaca, e fatte le debite proporzioni, il famoso derby romano 2003/2004, quello sospeso dopo un’invasione di campo da parte di sedicenti tifosi, costò a Lazio e Roma un turno di squalifica del campo e una sanzione pecuniaria modesta (3.000 euro per i giallorossi e 51.000 per i biancocelesti). Ma soprattutto, la partita fu ripetuta, senza conseguenze sportive per le due squadre. Sarebbe stato bello, e onorevole per tutto il movimento calcistico, permettere a Fiorentina e Lucchese di recuperare la partita, senza penalizzazioni. E invece, la Federazione ancora una volta ha perso una buona occasione per dimostrare, non solo con le parole, non solo con i bambini che entrano per mano ai calciatori di serie A indossando magliette piene di bei messaggi, che il calcio è bello, ma prima di tutto è un divertimento, davanti al quale ci sono cose ben più importanti.

Non servono tanti giri di parole, perché ogni vero sportivo alle conclusioni ci arriva da sé. Vergogna.

Giovanni Rizzo